Da Smith a Keynes

Il diritto costituzionale disciplina, i diritti e doveri dei cittadini , l’ordinamento della Repubblica includendo e anche i principi fondamentali della finanza pubblica. In questo senso, la costituzione crea un equilibrio tra gli interessi privati e gli interessi pubblici.
•il Diritto amministrativo: disciplina l’organizzazione, attività e veni delle Pubbliche amministrazioni e i rapporti tra queste e altri soggetti
Diritto finanziario: disciplina l’attività finanziaria dello Stato ed enti pubblici, ha come oggetto le entrate pubbliche e le spese pubbliche
Diritto tributario: disciplina i tributi in vigore nel nostro ordinamento giuridico
Regolano il sistema fiscale e tributario italiano. All’interno dell’ordinamento giuridico italiano ci sono i regolamenti e direttive dell’Unione Europea.


L’economia politica e la scienza delle finanze, sono due scienze sociali che sono nate insieme.
Nate nel 1700; il secolo dei lumi, periodo in cui nasce lo stato di diritto con la rivoluzione francese e con la rivoluzione industriale.
Si afferma il sistema economico capitalistico fondato su:
•proprietà privata
•libero scambio e autonomia contrattuale
•libera iniziativa economica privata
Tutti questi cambiamenti, essendo molto grandi suscitarono l’interesse degli studiosi.
Nasce l’economia politica, in Inghilterra, con Adam Smith il quale scrisse il primo trattato di economia politica e finanza pubblica, che s’intitolava “la ricchezza delle Nazioni”, perché fu talmente sconvolgente l’enorme quantità di ricchezza che riuscirono a fornire i paesi industrializzati attraverso il capitalismo e con uno stato costituzionale.
Oltre la ricchezza delle nazioni c’erano anche gli Stati, chiamati a costruire le ferrovie, ad amministrare, che non hanno più sudditi ma cittadini e quindi le loro funzioni devono mantenere gli eserciti a causa delle numerose guerre. Grazie al prelievo fiscale, lo Stato regola e amministra popolo, territorio e mantiene gli eserciti. Il prelievo fiscale organizzato in maniera sistematica nasce durante la la rivoluzione francese, fatta dai borghesi contro l’aristocrazia, per la fine del privilegio fiscale, perché le tasse venivano pagate solo dai borghesi, l’aristocrazia non pagava tasse alla monarchia. Essi avevano i privilegi che nascono alla fine del feudalesimo quando nascono gli Stati. Lo Stato nasce come un ente fatto di sovranità popolo e territorio. Le monarchie come stati, nascono, dalla nobiltà che erano i vecchi feudatari che avevano territori ed eserciti abbandonano tutto il potere sovrano, in cambio vogliono i privilegi, ed il principale era quello fiscale. L’unicità del potere statale era nata quando i nobili avevano delegato tutto il potere al re, ricevendo in cambio i privilegi, non pagando tasse, proprietari dei bene e vogliono essere sottoposti a norme di diritti diverse dagli altri.
Smith, e tutta l’economia classica, pensa perciò che le tasse devono essere ridotte al minimo possibile. Lo stato non doveva togliere ricchezza al sistema economico, bisognava prelevare quella quantità sufficiente per coprire le spese militari dello Stato e la sicurezza interna (funzioni istituzionali).
È la base della teoria liberista, e una finanza neutrale.

Gli obiettivi della finanza neutrale sono:

  1. prelievo fiscale basso
  2. poche spese: se lo stato non doveva intervenire nel sistema economico, le funzioni che aveva erano quelle istituzionali e quindi spendere solo per quelle, perciò non aveva bisogno di tanti soldi. Le funzioni istituzionali sono: – governo e amministrazione del popolo e territorio -garantire la sicurezza, ordine pubblico interno e prevenzione dei reati -amministrazione della giustizia – difesa nazionale
  3. non modifica la distribuzione della ricchezza fatta dal mercato
    Obiettivo era pareggio del bilancio pubblico.
    Lo Stato rivestiva quindi un ruolo neutrale, lasciando che l’attività economica nazionale fosse svolta da soggetti privati. I governanti si ispiravano a Say, secondo il quale lo Stato non doveva interferire nelle attività economiche e finanziarie dei privati. I prezzi dipendevano dalla legge della domanda e dell’offerta e solo in alcuni casi erano fissati dallo Stato (beni primari). In questo caso quindi la finanza pubblica è neutrale.
    La grande depressione, crisi economica iniziata con il crollo della Borsa americana di Wall Street nel 1929, dimostrò che la visione degli economisti liberisti era corretta solo in parte, poiché in questo periodo numerose banche e imprese fallirono, causando un elevato tasso di disoccupazione. La recessione economica assunse proporzioni talmente tanto gravi da dimostrarsi incapace di autoregolarsi e di superare la crisi.
    Per questi motivi Keynes sosteneva un ruolo attivo dello Stato in campo economico, dando vita a un sistema a economia mista.
    Negli anni della crisi economica si sperimentò per la prima volta anche una funzione congiunturale della finanza pubblica, che consiste nell’adozione di politiche della spesa pubblica e fiscali finalizzate a stabilizzare i cicli economici e a ridurre gli squilibri del mercato dovuti a profonde recessioni. Lo Stato cosi incrementa le spese pubbliche, realizzando servizi e opere pubbliche. Contribuendo ad aumentare l’occupazione e con essa il reddito disponibile. In fase di espansione applica una politica inversa riducendo la spesa pubblica. Keynes, però ,sostiene che i tributi in fase recessiva devono essere abbassati.
    Quando ci si convinse che lo Stato dovesse intervenire per attenuare le disuguaglianze sociali, la finanza pubblica cominciò a svolgere una funzione sociale con finalità inclusive d’uguaglianza, cioè contribuendo a redistribuire più equamente il reddito livello territoriale e personale. Inoltre si posero le basi di un sistema di sicurezza sociale che copre i rischi connessi a malattie, infortuni sul lavoro, e si ha una serie di misure economiche a sostegno delle famiglie più povere, di disoccupati, dei disabili.
    Nella nella teoria keynesiana sosteneva una finanza funzionale per identificare l’attività finanziaria pubblica finalizzata a incidere sul sistema economico per garantire la stabilità e correggere squilibri e disfunzioni del mercato. Lo Stato deve spendere risorse pubbliche e imporre tributi, emettere nuova moneta e ritirarla dal mercato, solo in funzione degli obiettivi che intende conseguire.
    Per quanto riguarda invece l’attività finanziaria dello stato deve essere inspirata ad un’etica pubblica, riguardante la gestione dei beni comuni, cioè delle risorse dello Stato e degli enti pubblici nell’interesse della collettività.