Politica monetaria

La comunità economica europea si trasforma in Unione Europea con il Trattato di Maastricht. La trasformazione consiste nella creazione di un organizzazione sovranazionale avente in comune le stesse politiche monetarie.
Il Trattato di Maastricht,fatto nel 1992, ha attraversato fino al 2015 una fase piena di applicazioni di politiche economiche/monetarie strettamente neoliberiste.
In questo periodo i più paesi forti erano:
Germania perché essa si riunisce con la caduta del muro di Berlino; aveva i conti in ordine, non aveva disavanzo, evasione fiscale, inflazione e il reddito nazionale aumentava a due cifre ogni anno
Francia
L’Italia, invece, stava attraversando un periodo di crisi economica.
Tutti i paesi europei, dopo la guerra, si sono ripresi grazie agli aiuti americani del piano Marshall, un progetto che mirava alla ricostruzione dei Paesi europei devastati dalla seconda guerra mondiale, messo in atto dagli Stati Uniti.
Dal 2015 al 2019 comincia la transizione. Nel 2019 la nuova presidente della commissione europea, Ursula Gertrud von der Leyen, affermò di interrompere la politica di rigore e che c’era bisogno di una politica sociale.
Però, una volta avviato il Green New Deal, un programma di interventi per l’aumento della sostenibilità ambientale, l’efficienza energetica e l’innovazione tecnologica in una ottica di resilienza economica,
scoppia la pandemia, che dal punto di vista di integrazione europea, ha avuto un aspetto positivo, poiché grazie all’Italia si è avviato un piano di sostegno nei confronti dei Paesi che ne avevano maggiormente bisogno.
Oggi, nel 2022, a causa della guerra e della crisi energetica, l’Unione Europea entra in una fase in cui sembrano vincenti i nazionalismi.